Rematrix e il divieto di distruzione degli invenduti: il tema conquista le pagine di Repubblica

Il divieto europeo di distruzione degli invenduti tessili è entrato in vigore il 19 luglio 2026 per le grandi aziende. La Repubblica dedica un approfondimento al tema, citando il CEO di Rematrix Enrico Soffiati: l'invenduto non è più un costo da eliminare, ma una risorsa che richiede processi, tracciabilità e nuove filiere industriali.

Il cambiamento normativo che stiamo raccontando da settimane è arrivato anche sulle pagine de la Repubblica. Nell'articolo firmato da Rosaria Amato*, pubblicato il 18 luglio 2026, il quotidiano ha dedicato un approfondimento all'entrata in vigore — da domenica 19 luglio, per le grandi aziende — del Regolamento europeo sulla progettazione ecosostenibile dei prodotti (ESPR), che vieta la distruzione di abiti, scarpe e accessori invenduti.

la Repubblica ripercorre i dati pubblicati dalle istituzioni europee: ogni anno in Europa una quota compresa tra il 4 e il 9% dei tessuti invenduti verrebbe distrutta ancora prima di essere indossata, generando circa 5,6 milioni di tonnellate di CO2. Il settore tessile produce complessivamente 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti l'anno, di cui 5,2 milioni derivano da abbigliamento e calzature — l'equivalente di 12 chilogrammi di rifiuti tessili per persona.

L'articolo evidenzia come il nuovo obbligo non si limiti a impedire lo smaltimento indiscriminato dei capi, ma stia già spingendo le aziende a rivedere i propri modelli produttivi, orientandosi verso una pianificazione più attenta e quantità di produzione più contenute. Un cambiamento di prospettiva discusso anche al Financial Times Luxury Summit di Borgo Egnazia, dove è intervenuta Giulia Iuticone di Heidrick & Struggles, insieme al nostro CEO Enrico Soffiati, che ha commentato:

«Per anni l'invenduto è stato considerato un costo da eliminare. Oggi diventa invece una risorsa che richiede processi, tracciabilità e nuove filiere industriali. La vera sfida non è evitare la distruzione, ma costruire alternative credibili e misurabili».

Un riconoscimento importante per il lavoro che Rematrix porta avanti ogni giorno: aiutare le imprese del tessile a trasformare un obbligo normativo in un'opportunità industriale, con tracciabilità, filiere di riuso e riciclo, e supporto al reporting ESG e CSRD.

*L'articolo completo è disponibile sul sito de ‘la Repubblica‘ per gli abbonati al servizio.

Back
Back

L'EPR tessile prende forma: perché organizzarsi ora è una scelta strategica

Next
Next

Textile circularity: la sfida non è più la visione, ma l’infrastruttura industriale